Il caso della famiglia Carretta
Prendo spunto dal libro scritto da Luciano Garofano, comandante del reparto investigazioni scientifiche di Parma (RIS), dal titolo ” Delitti Imperfetti “. Il primo caso citato dallo stesso è il delitto Carretta avvenuto nell´agosto dell´89, che sicuramente ricorderete per il modo alquanto singolare, con il quale il reo confesso Ferdinando Carretta, ammette davanti alle telecamere di una trasmissione televisiva (Chi l’ ha visto ?) di aver sterminato la propria famiglia, sottolineando e descrivendo i particolari dell’ atto compiuto compreso il luogo dove occultò i cadaveri, tutto questo accade 10 anni dopo. Seguì l’ arresto e le indagini da parte della scientifica che avrebbe dovuto provare la vericità del racconto fornito dal F. Carretta. Il caso fu seguito da Di Pietro. A questo punto vengono trovati elementi utili per confermare il fermo e processarlo per omicidio. Premetto che i corpi gettati in una discarica come racconta lo stesso omicida, non sono mai stati ritrovati. La sentenza è stata la seguente: Ritenuto non imputabile per vizio totale di mente. E’ stata applicata la misura di sicurezza del ricovero in’ Ospedale psichiatrico giudiziario per un tempo non inferiore a cinque anni, che egli sta scontando presso l’ O.P.G. di Castiglione delle stiviere in regime di semilibertà.
Questo è ciò che riporta il Comandate del RIS. Mi chiedo se in questa vicenda, apparte le prove inoppugnabili ( Trattasi del ritrovamento di tracce di sangue ritrovate nel bagno della casa di famiglia) ci siano delle enormi falle. Mi spiego meglio: Apparte non essere mai stati ritrovati i corpi delle tre vittime, non è mai stata ritrovata neanche l’ arma del delitto (Walter 6.35). Il movente del triplice omicidio gli viene attribuito per un rancore personale verso il padre, che lo sorprende mentre defecava in salotto. Lo stesso durante il colloquio con lo psicologo, raccontado l’ episodio e pensando al corpo della madre, da lui descritta come una donna debole, chiude con la frase: povera. Per non parlare dei colpi esplosi. Forse il fatto che il Carretta soffrisse di turbe psichiche, bastava per affibbiargli l’ omicidio. Non tralasciando che il fratello minore ” Nicola ” anchessi deceduto faceva uso di sostanze stupefacenti. Potrei elencare altre discordanze del caso ma preferirei avere qualche altro parere in merito al caso.








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